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Scienze Forensi – introduzione

Con questo contributo apriamo oggi la categoria di dibattito “Scienza forense”, all’interno della quale illustreremo e parleremo delle tecniche e delle metodologie scientifiche utilizzate durante le indagini investigative. Illustreremo casi, descriveremo scene del crimine, processi, dubbi, segreti, opere letterarie ed indagini che hanno fatto la storia del genere investigativo.

Cominciamo la “puntata zero” dando la definizione di Scienze forensi; di fatto altro non sono che l’applicazione di metodi scientifici alle investigazioni di carattere giudiziario (di qui l’aggettivo forense) per accertare un reato o un comportamento anomalo o criminoso. Come ha scritto Val McDermid in Anatomia del crimine, “(…) da una parte la scienza poteva essere utile alla giurisprudenza, dall’altra anche il diritto poteva aiutare gli scienziati a superare i propri limiti. Entrambe le discipline hanno avuto e hanno un ruolo fondamentale nel perseguimento e nel conseguimento della giustizia”.
Il raggio di azione di queste scienze è molto ampio, dalla chimica all’informatica, dalla fisica all’ingegneria, dalla medicina alla psicologia, ecc… un ipotetico elenco potrebbe essere il seguente: audiometria, botanica, genetica, antropologia, tossicologia, tracceologia, balistica, archeologia, chimica, entomologia, fotografia, geologia, podologia, statistica, spionaggio, geofisica, informatica, ingegneria, linguistica, odontoiatria, eccetera…

Non esiste una data certa di inizio per le cosiddette scienze forensi al servizio della giustizia, ma nella storia si possono recuperare episodi e vicende particolari che hanno sicuramente contribuito allo sviluppo di questo genere di attività. Ad esempio il primo scritto di rilevanza scientifica sull’entomologia risale al 1235 per opera di Song Ci (1186-1249), un giudice cinese che si preoccupò molto di evitare casi di ingiustizia nella propria giurisdizione, tanto che volle illustrare ed insegnare a riconoscere e a distinguere un annegamento da uno strangolamento o avvelenamento e tra casi di suicidio reale o falso tale.

Ambroise Paré

Ambroise Paré

Nel 1545 Ambroise Paré (1510-1590), padre della chirurgia moderna e medico della famiglia reale di Francia, approfondì notevolmente lo studio sulla morte violenta degli organi interni; così anche i medici Fortnuato Fidelis (1550-1630) e Paolo Zacchia (1584-1659) trattarono tutti gli aspetti possibili all’epoca per permettere la nascita della Medicina Legale.
A Lancaster (Inghilterra), nel 1794, fece grande notizia una delle primissime collaborazioni tra l’anatomia patologica e la cosiddetta analisi documentale:  John Toms venne condannato per l’omicidio di Edward Culshaw. Questi fu assassinato con un colpo di pistola alla nuca; all’epoca certi tipi di pistola venivano caricate con l’ausilio di piccole palline di carta utilizzate per tenere ferme le pallottole e la polvere da sparo nella canna. Nel cranio della vittima vi era una di queste palline di carta che si capì provenire da un particolare foglio su cui era stata trascritta una nota ballata popolare. Durante una perquisizione, John Toms aveva in tasca proprio quel particolare foglio il cui angolo era stato utilizzato come pallina di carta per caricare l’arma del delitto.
Nel 1776 il chimico svedese Carl Wilhelm Scheele (1742-1786) fu responsabile, tra le tante, della scoperta dell’ossido di arsenico nei corpi; il suo lavoro divenne indispensabile per James Marsh (1794-1846) noto tossicologo ed ideatore dell’omonimo test per la ricerca dell’arsenico nel sangue. Fece cronaca il suo fallimento quando nel 1832 venne chiamato a testimoniare in qualità di esperto durante un procedimento penale; Mash avrebbe dovuto dimostrare alla corte l’efficacia del suo test per provare definitivamente la colpevolezza dell’imputato accusato di aver ucciso il nonno con dell’arsenico nel caffè. Il campione, fresco nei laboratori, il giorno del processo risultò ormai deteriorato e poco utilizzabile. I risultati non furono incontrovertibili e l’imputato fu assolto sulla base del ragionevole dubbio. Dopo aver affinato vari procedimenti chimici, il test permise di rilevare quantità infinitesimali di arsenico nei corpi e contribuì all’arresto di numerosi avvelenatori nell’Inghilterra della Regina Vittoria.

James Marsh

James Marsh

L’epidemiologo ed ingienista francese François-Emmanuel Fodéré (1764-1835) scrisse tra il 1822 e il 1824 il famoso Trattato di medicina forense e di salute pubblica in quattro volumi; tra il 1779 e il 1819 Johann Peter Frank (1745-1821), pioniere della medicina preventiva, pubblicò in sei tomi il Sistema completo di Medicina Legale. Di altrettanta importanza sono stati i lavori del tossicologo spagnolo Mathieu Joseph Bonaventure Orfila (1787-1853), il quale passò buona parte della propria esistenza a catalogare i veleni e a descriverne gli effetti sull’uomo.
Il 1894 fu l’anno di nascita della moderna entomologia forense con lo scritto La faune des cadavres application de l’entomologie à la médecine légale di Jean Pierre Mégnin (1828-1905).
Mentre Cesare Lombroso (1835-1909) portava avanti i suoi noti studi sulla criminalità e sull’antropologia criminale, il suo allievo, assistente e collega Salvatore Ottolenghi (1861-1934) organizzava a Siena, occupando la Cattedra di Medicina Legale, il primo corso di Polizia Scientifica che la storia ricordi (era l’anno 1901). Già nel 1909 Rodolphe Archibald Reiss (1875-1929) fondò a Losanna l’Istituto di Polizia Scientifica, la prima scuola di scienze forensi.

Nel corso di tutto il secolo scorso le innovazioni sono state numerose e significative; altrettanto lo sono stati i grandi dibattiti in merito alla possibilità di manipolare e strumentalizzare le scienze forensi stesse e del loro potenziale grado di fallibilità. Nel 1993 la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha provato a dare una risposta definitiva: è stato stabilito il principio secondo il quale i giudici sono i “garanti della prova scientifica”; spetta a loro valutare se il contributo fornito dagli esperti sia rilevante o meno all’interno di una procedura processuale. Lo scienziato infatti espone le proprie teorie e le dimostra, cercando di smentire ogni possibile tentativo di falsificazione delle stesse, ben consapevole che l’induttivismo e il deduttivismo non devono essere gli unici approcci scientifici praticati.

 

Gianmaria Guida