Dei delitti e delle pene

Dei delitti e delle pene

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Titolo: Dei delitti e delle pene
Genere: Classico, Saggio

Autore: Cesare Beccaria

ISBN: 978-88-99205-03-4
Formato: ebook epub (750 KB)
Pagine: 128 ca

Prima edizione ebook epub 2015

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Descrizione prodotto

Dei delitti e delle pene venne pubblicato per la prima volta a Livorno, in forma anonima, nel 1764; ancora duecentocinquanta anni dopo, continua ad essere considerato uno dei capisaldi del pensiero giuridico e filosofico inerente la giustizia penale. In pochissimo tempo l’opera riscosse un grande successo in tutta Europa, suscitando polemiche e forti scontri di pensiero tra gli intellettuali dell’epoca. L’anno seguente André Morellet tradusse il lavoro di Beccaria in francese e Voltaire ne scrisse un commento (Commentaire sur le traité des délits ed des peines). Sempre nel 1766 l’opera venne iscritta all’Indice, soprattutto a causa della distinzione che l’Autore presenta tra reato e peccato; mentre il primo offende la società e ne danneggia i pubblici interessi, il secondo si configura come un reato nei confronti di Dio, il quale vi si deve porre come unico e possibile giudice.
Le idee che derivano dall’approfondita riflessione di Beccaria e che sono alla base dell’odierno diritto penale sono essenzialmente la presunzione di innocenza dell’imputato, la terzietà del giudice, la necessità di rendere pubbliche le prove del reato, l’adeguata proporzione fra i delitti e le pene, la particolare cura alla prevenzione dei delitti, l’attendibilità o meno di una testimonianza, la certezza e la prontezza della pena, il diritto al reo di provare la propria innocenza concedendo tempo e mezzi opportuni per farlo, il ragionamento sull’impunità al complice palesatore di qualunque delitto, ecc… Tra gli argomenti più forti vi è quello relativo all’abolizione della pena di morte, dimostrata non essere né utile, né necessaria perché non è il terribile ma passeggiero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà (…) il freno più forte contro i delitti. Altrettanta forza ebbe il ragionamento contro la tortura: le dichiarazioni rese sotto tortura sono totalmente inattendibili non potendo ammettere che il dolore divenga il crogiuolo della verità… inoltre tale pratica non si può non rivelare altro che il mezzo sicuro di assolvere i robusti scellerati e di condannare i deboli innocenti. Sono presenti poi tantissime altre osservazioni, argomentazioni e riflessioni in materia di giustizia che sono veramente illuminanti per un uomo occidentale vissuto a metà del Settecento. Proprio questo carattere innovatore e critico della cultura ormai arcaica e medievale del diritto è stata una qualità decisiva verso il successo senza tempo dell’opera.

Informazioni aggiuntive

Quarta Di Copertina

“Dei delitti e delle pene” venne pubblicato per la prima volta a Livorno, in forma anonima, nel 1764; ancora duecentocinquanta anni dopo, continua ad essere considerato uno dei capisaldi del pensiero giuridico e filosofico inerente la giustizia penale. In pochissimo tempo l’opera riscosse un grande successo in tutta Europa, suscitando polemiche e forti scontri di pensiero tra gli intellettuali dell’epoca. Nel 1766 André Morellet tradusse il lavoro di Beccaria in francese e Voltaire ne scrisse un commento. Nello stesso anno l’opera venne iscritta all’Indice, soprattutto a causa della distinzione che l’Autore presenta tra reato e peccato; mentre il primo offende la società e ne danneggia i pubblici interessi, il secondo si configura come un reato nei confronti di Dio, il quale vi si deve porre come unico e possibile giudice. Le idee che derivano dall’approfondita riflessione di Beccaria e che sono alla base dell’odierno diritto penale sono essenzialmente la presunzione di innocenza dell’imputato, la terzietà del giudice, la necessità di rendere pubbliche le prove del reato, l’adeguata proporzione fra i delitti e le pene, la particolare cura alla prevenzione dei crimini, l’attendibilità o meno di una testimonianza, la certezza e la prontezza della pena, il diritto al reo di provare la propria innocenza concedendo tempo e mezzi opportuni per farlo, ecc… Tra gli argomenti più forti vi è quello relativo all’abolizione della pena di morte, dimostrata non essere “né utile, né necessaria” perché “non è il terribile ma passeggiero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà (…) il freno più forte contro i delitti”. Altrettanta forza ebbe il ragionamento contro la tortura: le dichiarazioni rese sotto tortura sono totalmente inattendibili non potendo ammettere che “il dolore divenga il crogiuolo della verità”… inoltre tale pratica non si può non rivelare altro che il “mezzo sicuro di assolvere i robusti scellerati e di condannare i deboli innocenti”. Sono presenti poi tantissime altre osservazioni, argomentazioni e riflessioni in materia di giustizia che sono veramente illuminanti per un uomo occidentale vissuto a metà del Settecento. Proprio questo carattere innovatore e critico della cultura ormai arcaica e medievale del diritto è stata una qualità decisiva verso il successo senza tempo dell’opera.

Copertina

In attesa del verdetto (Waiting for the verdict) [sezione] (1857); Abraham Solomon (1824-1862); olio su tela cm 101.9×127.3, Los Angeles, Getty Center. Sezione realizzata da un’immagine proveniente dal Pubblico Dominio.

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